Pratiche Partita Iva

Concordato Preventivo forfettari: come funziona?

Il Concordato Preventivo Biennale per i contribuenti forfettari Il Concordato preventivo biennale è uno strumento nato per favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi e una collaborazione tra contribuente e Pubblica Amministrazione. Trattandosi di una misura di nuova introduzione, sono ancora molti i chiarimenti attesi. Che cos’è il Concordato Preventivo Biennale? Normalmente, i contribuenti forfettari versano l’imposta sostitutiva (al 5% o al 15%) sul reddito conseguito nell’anno di riferimento, ovvero sugli incassi imponibili al netto del coefficiente di redditività. Lo strumento del Concordato Preventivo offre una nuova possibilità: il reddito su cui calcolare l’imposta dovuta, viene proposto direttamente dall’Agenzia delle Entrate, in base alle informazioni in suo possesso e ai dati dichiarati dal contribuente. E’ bene ricordare che il concordato preventivo riguarda unicamente le imposte sui redditi , quindi per i contribuenti forfettari riguarda solo l’imposta sostitutiva, non rientra nel concordato il reddito per il calcolo dei contributi previdenziali che si calcoleranno sempre in base al reddito effettivo conseguito. Requisiti Possono aderire al concordato preventivo: i titolari di reddito di impresa e lavoro autonomo soggetti agli ISA (Indici Sintetici di Attività) i titolari di Partita Iva che applicano il Regime forfettario soggetti con debiti tributari inferiori a 5.000 euro compresi sanzioni ed interessi coloro che hanno almeno un anno fiscale completo (per accedere al concordato per l’anno 2024, si deve aver iniziato l’attività entro il 31/12/2022) Esclusioni Si è esclusi dalla possibilità di adesione al concordato preventivo: coloro che hanno omesso la presentazione di almeno una delle Dichiarazioni dei Redditi nei tre anni precedenti a quello in cui si vuole aderire al concordato preventivo condanna per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, dall’articolo 2621 del codice civile, nonché dagli articoli 648-bis, 648-ter e 648-ter 1 del codice penale, commessi negli ultimi tre periodi d’imposta antecedenti a quelli di applicazione del Concordato. Come funziona il concordato preventivo 2024 per i forfettari? Si è ancora in attesa sia del decreto che stabilirà le modalità di formulazione della proposta e sia del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate con il quale saranno chiariti gli aspetti tecnici, ovvero come in concreto verrà effettuata la proposta del reddito concordato sul quale calcolare poi le imposte dovute. Si presume che la proposta sarà messa a disposizione dal software ISA dall’Agenzia delle Entrate. Una volta noto il reddito proposto in concordato dall’Agenzia delle Entrate, si potranno fare i calcoli per la verifica della convenienza o meno all’adesione a tale strumento. Il contribuente che aderisce al concordato, deve inserire nella Dichiarazione dei Redditi il reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate e calcolare su tale importo le imposte sui redditi dovute. Si dovranno anche compilare i quadri aggiuntivi previsti per l’adesione al concordato. Quindi, il reddito calcolato secondo i metodi tradizionali (per i forfettari i ricavi al netto del coefficiente di redditività), anche se risulterà più alto o più basso di quello concordato proposto dall’Agenzia delle Entrate, non avrà alcuna rilevanza per il calcolo dell’imposta. Il calcolo dei contributi previdenziali è sempre da effettuare sul reddito calcolato tradizionalmente e non sul reddito concordato. Come abbiamo già detto, il concordato preventivo per i contribuenti forfettari è a oggi previsto in via sperimentale solo per l’anno 2024, non sembrerebbe quindi vincolare per anni successivi. Il concordato cessa di avere efficacia nei casi in cui il contribuente modifica l’attività svolta, cessa l’attività o in caso di accertamenti che determinino attività non dichiarate o altre violazioni commesse. Conviene aderire al concordato preventivo? Per valutare la convenienza all’adesione al concordato preventivo si devono valutare differenti fattori. Reddito effettivo vs Reddito proposto Per prima cosa, si deve verificare il reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate (a oggi non si sa ancora né come e né quando verrà comunicato) così da capire se se si avrà un reddito concordato minore di quello effettivo e l’adesione comporti quindi il pagamento di minori imposte. L’analisi della convenienza derivante dal reddito proposto, è anche da effettuare tenendo conto della durata del vincolo del concordato. In generale il vincolo è di due anni (concordato biennale) ma per i contribuenti forfettari è solo di un anno, non sembrerebbe quindi vincolare per le prossime annualità. Esclusione da controlli amministrativi Aderendo al concordato, non si sarà soggetti a controlli amministrativi analitici da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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Costi Ditta Individuale Regime forfettario

Costi Ditta Individuale Regime forfettario, quali sono? Il regime forfettario è un regime agevolato di determinazione delle imposte e di tenuta della contabilità, istituito nel 2015 e destinato ai soggetti economici di ridotte dimensioni. E’ il regime naturale per le persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché abbiano i requisiti stabiliti dalla legge e contestualmente non incorrano in una delle cause di esclusione. Le agevolazioni previste dal regime sono riferite sia all’iva che alle imposte sul reddito. Iva Ai fini Iva, i contribuenti in regime forfettario non addebitano l’Iva in fattura ai propri clienti e di conseguenza non detraggono l’Iva pagata sugli acquisti. Non devono presentare la dichiarazione Iva né annotare sui registri Iva i corrispettivi, le fatture emesse e le fatture ricevute. Devono però numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, certificare i corrispettivi e integrare le fatture per le operazioni di cui risultano debitori di imposta. Imposte Anche ai fini delle imposte sui redditi sono previste delle semplificazioni che riguardano la non applicazione degli Isa, né delle ritenute alla fonte con l’eccezione di quelle riguardanti i dipendenti. Ai fini della tassazione dei ricavi incassati è prevista l’applicazione dell’imposta sostitutiva con un’aliquota agevolata del 5% o del 15%. Queste agevolazioni negli adempimenti contabili e fiscali consentono un risparmio di tempo nella gestione contabile che può riflettersi in un minor costo della tenuta della contabilità o redazione della dichiarazione dei redditi. Contributi Il forfettario in regime di impresa che paga i contributi alla gestione Inps Artigiani e Commercianti può richiedere la riduzione del 35% dei contributi da versare. I contributi Inps fissi ammontano a circa 4.200 euro annui, se si chiede la riduzione, l’importo dovuto diminuisce del 35%. Costi Regime forfettario: conclusioni I costi della ditta individuale in regime forfettario dipendono quindi dal tipo di attività esercitata e dalle scelte effettuate per quanto riguarda la parte contributiva e dal professionista a cui ci si affida per la gestione della contabilità e la redazione delle dichiarazioni fiscali. Inoltre ai fini delle imposte se si possiedono i requisiti previsti per le startup è possibile assoggettare il reddito ad un’aliquota ridotta del 5% per i primi 5 anni di attività, potrai trovare i riferimenti normativi al seguente link: reddito e tassazione . Servizio online apertura partita Iva Se vuoi aprire una Partita Iva in regime forfettario, dovrai tenere conto dei costi per le pratiche di apertura che differiscono dal tipo di attività esercitata. Verifica il costo del servizio di apertura alla pagina pratichepartitaiva.it e se avrai necessità di maggiori informazioni contattaci compilando il form.

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Sospensione Partita Iva

Sospensione partita iva, è possibile? Hai aperto la Partita Iva ma sei in una situazione per la quale sai già che per un certo periodo non la utilizzerai e quindi pensavi di sospenderla? La nostra legislazione non prevede la possibilità di sospensione della Partita Iva neanche per motivi di salute. Questo significa che se vuoi interrompere l’attività dovrai necessariamente chiudere la Partita Iva. Chiudere o sospendere Partita Iva? La chiusura di una Partita Iva non preclude la possibilità futura di aprire una nuova Partita Iva, sempre che si cessi effettivamente un’attività e se ne inizi una nuova. Prima di effettuare questa scelta così radicale, valuta la possibilità di tenere ancora aperta la Partita Iva anche in assenza di fatturato. Se decidi di chiudere la Partita Iva, noi di pratichepartitaiva.it possiamo occuparci di tutte le pratiche di cessazione. Mantenere aperta una Partita Iva ha dei costi, ma anche la chiusura con successiva apertura prevede il sostenimento di spese. Quando chiudere Partita Iva? Vediamo insieme alcune delle possibili motivazioni che ti fanno pensare alla sospensione della Partita Iva e come affrontarle! Lavoro dipendente Se hai trovato un’occupazione come lavoratore dipendente, potresti non voler chiudere la Partita Iva perché vuoi tenere aperta una porta nel caso in cui il contratto non ti venisse rinnovato, oppure perché non sai se potrà piacerti quel tipo di lavoro o ancora sai che si tratta di un lavoro che ti occuperà solo per pochi mesi. Ecco, in questo caso puoi continuare a tenere aperta la Partita Iva e aspettare di avere le idee chiare prima di procedere con la chiusura definitiva della Partita Iva. Se la tua attività è iscritta in Camera di Commercio, potrai rendere inattiva la Partita Iva al Registro Imprese, mentre continuerà ad essere aperta in Agenzia delle Entrate. In qualsiasi momento dovessi decidere di “riattivare” la tua attività di impresa, dovrai solo fare le pratiche di iscrizione in Camera di Commercio ed eventualmente anche all’Inps, Inail, Suap. Se la tua è un’attività professionale, non dovrai presentare nessuna pratica all’Agenzia delle Entrate. In entrambi i casi, dovrai continuare a tenere la contabilità e a redigere la dichiarazione dei redditi secondo quanto previsto dal tuo regime fiscale; Problemi di salute Hai problemi di salute che sai ti impediranno di lavorare per alcuni mesi? Non devi necessariamente chiudere la Partita Iva. Anche in assenza di fatturato la Partita Iva potrà rimanere aperta ma dovrai continuare ad assolvere agli adempimenti contabili, fiscali e contributivi previsti dal tuo regime. Nel momento in cui ti sarai ristabilito potrai riprendere regolarmente l’attività. Sta a te verificare la convenienza di chiudere l’attività e riaprirla una volta che potrai riprendere lo svolgimento dell’attività. Assenza di lavoro Al momento non hai prospettive lavorative e continuare a tenere aperta la tua attività comporterebbe solo di avere dei costi che non vuoi sostenere. In questo caso la soluzione è quella di procedere con la chiusura della Partita Iva. Questo non pregiudica la possibilità di aprirne una nuova in futuro. Ovviamente chiudere e riaprire Partita Iva, è corretto solo nel caso in cui si cessa un’attività e dopo un po’ di tempo se ne inizia un’altra. Non si può invece, chiudere e riaprire per mettere in atto comportamenti elusivi. Servizio online Naturalmente ogni caso ha una propria storia e dovrebbe essere valutato nella sua interezza, ci sono tanti elementi che possono portare a decisioni diverse anche se apparentemente le situazioni sono simili. Ti consiglio di informarti bene prima di prendere una decisione che magari in un primo momento potrebbe sembrare la più economica ma poi ad un’analisi più approfondita potrebbe rivelarsi in maniera diversa. Noi di pratichepartitaiva.it offriamo anche un servizio di consulenza fiscale che potrebbe esserti di notevole aiuto. Contattaci compilando il form, il nostro Team di professionisti ti aspetta!

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Attribuzione Partita Iva

Attribuzione Partita Iva Agenzia delle Entrate Che cosa si intende per Attribuzione della Partita Iva? Si chiede l’attribuzione della Partita Iva quando si vuole aprire una Partita Iva. La richiesta è fatta all’Agenzia delle Entrate presentando il modello AA9/12, l’Agenzia delle Entrate rilascia un “Certificato di attribuzione della Partita Iva”. Il numero di Partita Iva è un codice numerico di 11 cifre che identifica in maniera univoca gli operatori che intendono svolgere un’attività economica. Senza Partita Iva non è possibile esercitare in maniera abituale e continuativa un’attività commerciale o professionale. Ottenere il numero della Partita Iva Per la compilazione della modulistica per la richiesta dell’attribuzione della Partita Iva, è necessario verificare il tipo di attività che si intende andare ad esercitare per determinare correttamente il codice Ateco da inserire e che identifica l’attività esercitata. E’ altresì necessario stabilire quale sarà la sede di esercizio dell’attività e quale regime contabile si intende adottare, nello specifico se si vuole aderire ad un regime agevolato di determinazione delle imposte (come ad esempio il Regime forfettario). Se per esercitare la tua attività devi anche essere iscritto in Camera di Commercio, la richiesta di attribuzione della Partita Iva sarà solo il primo passaggio per poter poi essere abilitato all’esercizio della tua attività imprenditoriale. Compilare il Modello Potrai compilare e presentare il modello AA9/12 in autonomia, le modalità previste per la presentazione del modello all’Agenzia delle Entrate sono le seguenti: In duplice esemplare direttamente o tramite una persona appositamente delegata ad un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate; In unico esemplare con posta raccomandata, alla modulistica dovrai allegare fotocopia del documento di identità del dichiarante; Per via telematica direttamente da te oppure tramite i soggetti incaricati alla trasmissione telematica, noi di pratichepartitaiva.it siamo intermediari abilitati; Esclusivamente per via telematica con ComUnica quando l’attività è da iscrivere anche in Camera di Commercio. Il nostro servizio online Pratiche Partita Iva Hai bisogno di aiuto per la compilazione del modulo per ottenere la Partita Iva? Scrivici e ti daremo tutte le informazioni sui nostri servizi! Mi auguro che queste informazioni possano esserti state utili, se hai bisogno di aprire la Partita Iva, potrai contattarci con i canali indicati sul nostro sito pratichepartitaiva.it , ti risponderà uno dei professionisti che compongono il nostro staff. Ti aspettiamo!

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Codice Ateco praticante avvocato

Qual è il Codice Ateco per praticante avvocato? Finalmente, dopo tanta fatica, ti sei laureato in giurisprudenza e ora devi iniziare il periodo di praticantato definito anche tirocinio professionale. Questo periodo, della durata di 18 mesi, è obbligatorio ed è finalizzato al completamento della tua formazione. Al termine di questo periodo dovrai sostenere un esame di abilitazione all’esercizio della professione, al superamento dell’esame di abilitazione potrai iscriverti all’albo degli Avvocati ed esercitare la professione degli studi legali. Per iniziare il tirocinio professionale dovrai iscriverti al registro dei praticanti avvocati che è tenuto presso il Consiglio nazionale forense. Il tirocinio ha lo scopo di far apprendere al praticante avvocato la gestione di uno studio legale e a rispettare i principi etici e le regole deontologiche. Dopo i primi sei mesi di pratica, potrai ricevere un’indennità o un compenso per l’attività svolta nello studio, per questo motivo potrebbe essere necessario aprire una Partita Iva. Aprire Partita Iva praticante Avvocato Con l’apertura della Partita Iva potrai fatturare il compenso e il rimborso spese allo studio legale presso il quale svolgi il praticantato. Ma quale codice Ateco identifica la tua attività professionale fino a che non avrai superato l’esame di stato? Il codice Ateco “69.10.10 – Attività degli studi legali” dettaglia le attività che possono essere svolte, in particolare: difesa degli interessi di una parte nei confronti di un’altra parte effettuata da (o sotto la direzione di) persone abilitate ad esercitare la professione forense, innanzi a un tribunale o altro organo giudiziario, e in particolare: l’assistenza e rappresentanza nei processi civili, l’assistenza e rappresentanza nei processi penali, l’assistenza e rappresentanza in materia di controversie del lavoro attività di consulenza giuridica e legale Questo codice Ateco è sicuramente quello che identifica l’attività di un avvocato abilitato all’esercizio dell’attività forense, oppure per te che sei praticante di uno studio legale e devi aprire la Partita Iva per fatturare il compenso per l’attività svolta nello studio legale, in quanto eserciti l’attività di difesa degli interessi di una parte sotto la direzione di persone abilitate all’esercizio della professione. A nostro avviso non puoi utilizzare il codice Ateco 69.10.10 se agisci autonomamente e quindi se le prestazioni professionali non vengono prestate allo studio legale presso il quale svolgi il tirocinio professionale. In questo caso è necessario valutare quale codice Ateco è più rispondente all’attività esercitata. Noi di pratichepartitaiva.it offriamo anche un servizio di consulenza, con l’aiuto di un professionista esperto valuterai la soluzione che più si adatta al tuo specifico caso e se poi vorrai, potremo anche occuparci delle pratiche di apertura della tua Partita Iva.

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Chiusura attività commerciale

Effettuare chiusura attività commerciale Devi chiudere un’attività commerciale individuale e non sai quali sono gli adempimenti? Vediamo insieme quali sono le cose che devi sapere prima di procedere con la chiusura dell’attività commerciale. 1- Devi aver venduto la merce destinata alla tua attività. Nel caso estremo tu non sia riuscito a vendere tutta la merce, potrai autofatturare le rimanenze di magazzino. 2- Devi dismettere anche eventuali beni strumentali che hai acquistato con la tua Partita Iva. 3- Se hai un contratto di locazione, sarà necessario comunicare al locatore la disdetta, verifica il tuo contratto perché generalmente la risoluzione è da comunicare con almeno sei mesi di anticipo. 4- Dovrai disdire le utenze e i contratti attivati durante l’esercizio della tua attività. Per chiudere l’attività commerciale sarà necessario procedere con la comunicazione a tutti gli enti interessati dalla tua Partita Iva. Per le pratiche di chiusura potrai rivolgerti al nostro servizio, ci occuperemo noi di tutti gli adempimenti. Contattaci! Quali sono gli enti ai quali comunicare la chiusura dell’attività commerciale? Gli enti a cui dovrai comunicare la cessazione sono: Agenzia delle Entrate Camera di Commercio Inps Inail Suap Sarà necessario preventivamente verificare se la comunicazione dovrà essere presentata a tutti gli enti indicati o solo a qualcuno di essi. Il nostro servizio 100% online Noi di pratichepartitaiva.it ci occupiamo delle pratiche di chiusura delle ditte individuali e abbiamo al nostro attivo migliaia di pratiche. I nostri professionisti sono a tua disposizione per effettuare tutto online! Per la chiusura dell’attività commerciale sarà necessario predisporre la pratica Comunica con la quale verrà comunicata la cessazione della Partita Iva in Camera di Commercio, all’Agenzia Entrate, all’Inps, se necessario dovrà essere compilata la Scia e la pratica di cessazione all’Inail. Se ti rivolgi a noi di pratichepartitaiva.it non dovrai pensare a quali moduli compilare e a quali documenti ti serviranno, ti comunicheremo noi tutto quello che serve per poter procedere con la chiusura dell’attività commerciale. Scopri il servizio per la chiusura in Camera di Commercio, se hai subbi compila il form e verrai contattato da uno dei nostri professionisti esperti!

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Regime forfettario Ditta Individuale

Come funziona il Regime forfettario per Ditta Individuale? Il regime forfettario per la ditta individuale è sempre conveniente? Il regime forfettario è il regime naturale delle ditte individuali. Nonostante questo, in sede di compilazione del modello AA9/12 per la richiesta di attribuzione della Partita Iva, se si intende aderire a tale regime, è necessario flaggare l’apposita richiesta. Requisiti Regime forfettario Inoltre, è necessario rispettare alcuni requisiti per potervi accedere, NON possono accedere al regime forfettario: Le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali Iva; Soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli stati membri della Ue e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato; Soggetti che effettuano in via esclusiva operazioni di cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi; Coloro che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari o che controllano direttamente o indirettamente Srl o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte con la propria Partita Iva; Coloro che esercitano l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi di imposta oppure nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni; Coloro che nell’anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore ai 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato nell’anno precedente. Come funziona il forfettario per una Ditta individuale? Il regime forfettario è un regime agevolato che prevede la determinazione del reddito imponibile in misura forfettaria, è necessario applicare il coefficiente di redditività ai ricavi incassati. E’ stabilito un diverso codice di redditività abbinato al proprio codice Ateco. Sul reddito imponibile, al netto dei contributi obbligatori pagati nel periodo di imposta, è applicata l’aliquota unica del 15% o del 5% per i primi 5 anni di attività ma solo se si rispettano determinati requisiti. Approfondisci coefficiente di redditività e imposta sostitutiva nel nostro seguente articolo: Partita Iva forfettaria. Per il contribuente forfettario iscritto alla Gestione Inps Artigiani e Commercianti è prevista la possibilità di pagare i contributi ridotti del 35%. Tra le altre agevolazioni previste dal regime c’è quella relativa al non assoggettamento ad Iva dei ricavi oltre a semplificazioni di tipo fiscale quali l’esonero dalla tenuta dei registri Iva e degli adempimenti connessi, la non applicazione delle ritenute alla fonte se non di quelle riguardanti il reddito da lavoro dipendente e non si è soggetti alla ritenuta d’acconto sui compensi percepiti. Quali aspetti valutare per il forfettario Fatte queste premesse, vediamo quali sono gli aspetti da valutare prima di decidere se aderire al regime forfettario: La gestione contabile è più semplice rispetto alla gestione di una Partita Iva gestita con il regime ordinario/semplificato e questo consente di poter ridurre i costi di gestione; La tassazione agevolata che avviene con applicazione di un’imposta sostitutiva. Sui redditi percepiti dalla Partita Iva è quindi applicata un’imposta sostitutiva che “sostituisce” l’Irpef e le addizionali all’Irpef. Di contro non è possibile fruire delle detrazioni/deduzioni di imposta fatta eccezione della deduzione dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori. E’ possibile fruire dell’abbattimento del 35% dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione Artigiani e Commercianti ma, nel caso in cui nell’anno non si versino un importo pari ai contributi dovuti sul minimale è possibile che, ai fini previdenziali, non si abbia una copertura pari ai 12 mesi. Quindi il forfettario per una ditta individuale, conviene? Tenuto conto di quanto sopra esposto è necessario verificare se le detrazioni e le deduzioni di cui si potrebbe avere diritto rendono fiscalmente più conveniente accedere al regime ordinario di tassazione in luogo di quello forfettario. E’ altresì necessario valutare quali sono i costi che effettivamente vengono sostenuti nel corso dell’anno. Nel regime forfettario i costi vengono dedotti in maniera forfettaria e non in maniera analitica come invece succede con il regime ordinario. Ogni anno dovrai verificare di aver mantenuto i requisiti per restare nel regime forfettario, mentre c’è un limite di fatturato di € 100.000 al raggiungimento del quale i requisiti per restare nel regime forfettario sono immediatamente efficaci. Ecco riassunti i requisiti Regime forfettario Ditta Individuale da verificare per poter restare nel regime forfettario: Limite di 85.000 euro di ricavi e/o compensi incassati: se nel periodo di imposta hai superato € 85.000 di ricavi incassati, dall’anno successivo non potrai più restare nel regime forfettario. Se hai aperto Partita Iva in corso d’anno i ricavi sono da ragguagliare all’anno; Sostenimento di spese per lavoro dipendente per un importo complessivo non superiore ai 20.000 € lordi Spero l’articolo ti sia stato utile e se hai necessità di aprire la tua Partita Iva, noi di Pratiche Partita Iva siamo qui e ti aspettiamo. Contattaci, trovi dei professionisti esperti nella compilazione ed invio delle pratiche delle ditte individuali.

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Chiudere Partita Iva con debiti

Si può chiudere Partita Iva con debiti? E’ possibile chiudere la Partita Iva individuale anche se questa nel corso della sua attività ha contratto dei debiti. Il team del nostro servizio online Pratiche Partita Iva è composto da Professionisti specializzati nelle pratiche di chiusura delle ditte individuali. Scrivici descrivendo la tua situazione e ti indicheremo i passaggi per chiudere partita iva con debiti. Esatto, anche se hai dei debiti puoi procedere con la chiusura! Anzi, così non ne maturi di nuovi! Come funziona con i debiti? Chiudere la Partita Iva con debiti non significa che i debiti si estinguono con la chiusura della Partita Iva, i debiti contratti dalla ditta individuale vengono infatti trasferiti sulla persona fisica. I debiti derivanti dalla gestione della Partita Iva devono essere pagati dall’imprenditore stesso, è infatti l’imprenditore l’unico responsabile della gestione dell’attività e corre tutti i relativi rischi considerato che è responsabile con il proprio patrimonio personale degli eventuali debiti contratti dall’azienda. Ma non spaventarti di questa cosa, molto dipende dal tipo di debiti contratti durante la gestione dell’attività con Partita Iva. E’ normale che un imprenditore individuale/professionista si trovi a dover ancora saldare delle pendenze nel momento in cui chiude la propria Partita Iva, ti faccio alcuni esempi: Il costo del consulente/professionista per elaborare le dichiarazioni fiscali che hanno scadenza successiva alla chiusura della Partita Iva ma sono ancora riferite all’anno fiscale nel quale la Partita Iva era attiva, ad esempio, dichiarazione dei redditi, dichiarazione Iva, ecc. Il pagamento delle imposte e dei contributi relativi al periodo di imposta di chiusura della Partita Iva; Pagamento dell’Iva quando dovuta; Saldo delle ultime utenze e delle ultime fatture ricevute con scadenza pagamento successivo alla data di chiusura della Partita Iva. Questi debiti sono una naturale conseguenza dell’esercizio di un’attività. Chiudere Partita Iva con debiti di tasse e contributi Un’altra tipologia di debiti è rappresentata da quelli maturati nel corso dell’attività e che non sei riuscito a saldare periodicamente con la normale gestione. Potresti aver maturato dei debiti nei confronti dell’Erario, come Irpef, Imposta Sostitutiva all’Irpef, Addizionali Regionali o Comunali, Iva, oppure nei confronti dell’Inps, dell’Inail, della Camera di Commercio o ancora dei debiti nei confronti dei fornitori o istituti di credito. Quando non saldi dei debiti nei confronti della Pubblica Amministrazione, l’Ente creditore (Erario, Inps, Inail, Camera di Commercio, ecc) ti inviano delle comunicazioni nella quali ti viene chiesto di assolvere al pagamento degli importi dovuti. In alcuni casi è anche possibile chiedere una rateizzazione. Nel caso in cui tu non dovessi pagare nei termini che ti hanno indicato, la pratica viene trasmessa all’Agenzia Entrate Riscossione che provvede ad emettere nei tuoi confronti una cartella esattoriale. Anche la cartella esattoriale può essere oggetto di rateizzazione. Nel caso in cui non dovessi pagare anche la cartella esattoriale, Agenzia delle Entrate Riscossioni metterà in atto delle procedure per poter rientrare del debito. Tali procedure possono andare dal fermo amministrativo dei mezzi all’ipoteca sugli immobili di proprietà ma questo è anche subordinato all’importo dovuto. Se invece hai maturato nei debiti nei confronti dei fornitori che non riesci a saldare interamente, potrai concordare con loro un piano di rientro. Se ti trovi nella condizione di dover chiudere la tua Partita Iva, potrai rivolgerti a noi di pratichepartitaiva.it. Contattarci è semplice, compila il form e sarai seguito da un professionista esperto nella materia. Perché è comunque importante chiudere Partita Iva? Mantenere la Partita Iva aperta senza più svolgere l’attività autonoma, non è una mossa strategica! Di seguito i motivi principali per i quali è importante procedere con la chiusura: non sarai più titolare di Partita Iva e non sarai più obbligato a compilare i quadri relativi alla Partita Iva nel Modello Unico. non maturerai nuovi importi dovuti per la Partita Iva. l’accesso a determinate indennità (come ad esempio Reddito di cittadinanza, Disoccupazione, altri Bonus, ecc.) non ti sarà bloccato per possesso di Partita Iva Se hai necessità di chiudere retroattivamente, leggi il nostro articolo Chiusura Partita Iva retroattiva. Contattaci ora, possiamo aiutarti!

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Aprire la Partita Iva

Come aprire la Partita Iva? Per aprire la Partita Iva come libero professionista è sufficiente compilare e presentare in maniera gratuita il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Il modello AA9/12 è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate ed è utilizzabile per comunicare l’inizio attività, la variazione dei dati o la cessazione dell’attività ai fini Iva delle persone fisiche. Non sai se la tua tipologia di attività è da considerare professionale o commerciale? Leggi il nostro articolo libero professionista o Camera di Commercio? Se la tua attività è soggetta ad iscrizione nel Registro Imprese, devi avvalerti della Comunicazione Unica (ComUnica) da inviarsi esclusivamente in maniera telematica. Cosa serve per aprire la Partita Iva? Le istruzioni per la compilazione e l’invio del modello AA9/12 sono disponibili al seguente link: Modello AA9/12 e relative istruzioni. Per poter procedere con l’apertura della Partita Iva devi: Stabilire la data di inizio attività; Identificare il codice Ateco dell’attività o delle attività che andrai ad esercitare; Se vuoi aderire al regime fiscale agevolato dei forfettari. Queste informazioni ti saranno necessarie sia se deciderai di compilare in autonomia il modello AA9/12, sia che incaricherai un professionista allo svolgimento della pratica. Come inviare la pratica di apertura? Per la compilazione ed invio della modulistica potrai rivolgerti al nostro servizio online Pratiche Partita Iva. Siamo un Team di Professionisti che da anni si occupa di compilare ed inviare pratiche di apertura, variazione e chiusura delle ditte individuali: mettiamo al tuo servizio la nostra competenza, sfidaci e vedrai che non rimarrai deluso! Se devi aprire la tua attività anche in Camera di Commercio, la procedura di apertura è un pochino più complessa ma non spaventarti, soprattutto se ti rivolgi a noi di Pratiche Partita Iva, penseremo noi a tutto, dovrai solo fornirci la documentazione che ti chiederemo. Se invece vuoi procedere in autonomia dovrai compilare la pratica Comunica seguendo tutte le indicazioni presenti sul relativo sito. Per aprire la Partita Iva dovrai dotarti di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) che dovrà essere obbligatoriamente indicata sulla modulistica da presentare. L’indirizzo di posta certificata verrà inserito in INI-PEC (istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico ) che raccoglie gli indirizzi PEC delle Imprese e dei Professionisti presenti sul territorio nazionale. Le amministrazioni finanziarie utilizzano tale indirizzo per comunicare con le imprese e i professionisti, tali comunicazioni hanno valore di posta raccomandata ricevuta indipendentemente dall’avvenuta lettura della stessa, è pertanto molto importante non far scadere l’indirizzo PEC e leggere periodicamente le comunicazioni che possono arrivare. Se hai necessità di aprire la Partita Iva non perdere tempo ad avventurarti nella compilazione ed invio della modulistica con il rischio di sbagliare qualche dato, affidati a chi fa queste pratiche per mestiere come noi di pratichepartitaiva.it. Ti aspettiamo, contattaci compilando il form che trovi accedendo alla nostra pagina web. A presto!

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Come chiudere una Ditta individuale con debiti?

Come fare per chiudere una Ditta individuale con debiti? E’ possibile chiudere una ditta individuale se si hanno dei debiti? La risposta è affermativa. Succede anche alle ditte individuali di non riuscire a far fronte a tutti gli impegni economici che la gestione della Partita Iva comporta, pertanto in caso si abbiano dei debiti maturati nei confronti di fornitori, banche, Erario, Inps cosa è possibile fare? La soluzione spesso adottata è quella di chiudere la Partita Iva. Che fine fanno i debiti? L’imprenditore individuale risponde con il proprio patrimonio personale dei debiti contratti. La procedura però per aggredire il patrimonio non è così semplice né immediata. Per far fronte al pagamento dei debiti, l’approccio è diverso a seconda dei soggetti coinvolti. Con i fornitori si può addivenire ad un accordo transattivo proponendo ad esempio un importo inferiore al dovuto che saldi e stralci il debito residuo. Lo stesso approccio può essere adottato anche nei confronti dei debiti contratti nei confronti degli istituti bancari. Per i debiti maturati con gli Enti, Inps, Agenzia delle Entrate, Agenzia Entrate Riscossione e lnail, è necessario contattare direttamente l’ente e chiedere come procedere per rateizzare l’importo dovuto e quali documenti devono essere prodotti a supporto della richiesta. Perché conviene chiudere Partita Iva se si hanno debiti? E’ conveniente chiudere la Partita Iva se hai debiti e non svolgi più l’attività, in quanto con la chiusura della Partita Iva non maturano ulteriori contributi previdenziali o assistenziali da versare, ecco perché in alcuni casi è necessario provvedere quanto prima a chiudere una ditta che economicamente non ha più i presupposti per poter continuare ad esistere. La chiusura della ditta individuale con debiti è quindi possibile ed in alcuni casi assolutamente necessario e a tal fine si dovrà presentare la pratica di chiusura in Agenzia delle Entrate e se la Partita Iva era iscritta anche presso altri enti, come ad esempio la Camera di Commercio, dovrà essere inviata anche la pratica Comunica. Chiudere una Ditta individuale con il nostro servizio online? I professionisti che formano lo staff di Pratiche Partita Iva sono specializzati nelle pratiche di chiusura delle Partite Iva individuali. Presentiamo centinaia di pratiche ogni mese ed è anche possibile presentare pratiche di chiusura retroattiva. Contattaci ora via WhatsApp o compila il form per avere maggiori informazioni!

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