Aprire Partita Iva

Aprire Partita Iva

Aprire Partita Iva non è complesso, ma devi sapere che prima di procedere all’apertura ci sono moltissimi fattori da analizzare per intraprendere l’attività nel modo più corretto e favorevole per te.

Di seguito ti indicherò tutti i passaggi che devi analizzare prima di aprire Partita Iva e iniziare l’attività e quali sono gli adempimenti da seguire una volta aperta la Partita Iva.

Passo 1: il codice Ateco

Innanzitutto, è necessario avere le idee chiare su cosa si intende fare con la propria partita Iva. L’ elemento fondamentale è la scelta del codice Ateco che più si addice alla tua attività.

Il codice Ateco è molto importante perché determina l’inquadramento fiscale (le imposte da pagare) e previdenziale (i contributi che valgono ai fini pensionistici).

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Se decidi di applicare il regime forfettario la scelta del codice Ateco stabilisce inoltre la percentuale di reddittività su cui calcolare l’imposta sostitutiva.

Il codice Ateco è un codice numerico che definisce la tipologia di attività esercitata, è possibile avere più codici Ateco se eserciti diverse attività. Svolgere attività differenti non comporta l’apertura di una partita Iva per ogni attività. Puoi avere intestata a te solo un’unica partita Iva anche se eserciti più attività.

I codici Ateco sono disponibili:

In fase di apertura della Partita Iva è necessario individuare, nel caso di esercizio di più attività, il codice Ateco dell’attività principale e quali codici Ateco delle attività secondarie (se presenti).

Ti ricordo che nel Certificato di Attribuzione della Partita Iva vedrai sempre e solo visualizzato il codice Ateco principale.

Se la tua attività principale varia nel corso delle annualità successive all’apertura sarà necessario fare una pratica di variazione, a meno che il codice Ateco era già presente nella pratica di apertura come codice secondario.

Passo 2: il Regime fiscale

Il regime fiscale, detto anche regime contabile, stabilisce gli adempimenti fiscali e le procedure che devi seguire per essere in regola con il pagamento delle imposte e degli altri tributi.

Esistono due tipi di regime fiscale per le ditte individuali e sono:

  • Regime ordinario, che può essere anche tenuto con contabilità semplificata;
  • Regime Forfettario o regime agevolato.

Regime ordinario e ordinario semplificato

Il regime ordinario è solitamente adottato da ditte con un grande volume di fatturato ed è utilizzato da chi ha la necessità di avere una contabilità che evidenzia oltre ad i costi e ai ricavi anche la situazione patrimoniale dell’attività.

Il regime ordinario tenuto nel modo semplificato è il regime che prevede gli stessi adempimenti del regime ordinario ad esclusione di quelli relativi alla situazione patrimoniale dell’attività. E’ necessario registrare su registri IVA le fatture attive o i corrispettivi e le fatture di acquisto, determinare l’importo dell’IVA da versare in maniera mensile o trimestrale, predisporre le dichiarazioni IVA oltre alle dichiarazioni dei Redditi.

Con il regime ordinario, sia con la contabilità ordinaria che semplificata, il reddito imponibile su cui calcolare le imposte è determinato come differenza tra i ricavi (totale fatture emesse) meno i costi deducibili.

L’IRPEF, che è l’imposta da versare sul reddito complessivo, è un’imposta a scaglioni, che prevede che il calcolo venga fatto applicando aliquote maggiori al crescere del reddito. L’aliquota minima attualmente è del 23%, la massima del 43%.

Regime forfettario

Il regime forfettario è, al momento, l’unico regime agevolato presente nel nostro Paese. L’agevolazione riguarda sia il calcolo delle imposte che la tenuta della contabilità.

L’imposta da versare è un’imposta sostitutiva all’IRPEF che prevede un’aliquota fissa del 15% (se rispetti determinati requisiti per i primi 5 anni puoi aver diritto al 5%). L’aliquota è applicata ai ricavi incassati a cui è stato applicato il coefficiente di redditività, ovvero una percentuale prevista per il codice Ateco di appartenenza.

Per poter accedere al Regime forfettario, è necessario essere in possesso di determinati requisiti:

  • Non devi essere un lavoratore dipendente che supera i 30.000€ di reddito lordi annui
  • Non devi superare la soglia di ricavi incassati nell’anno stabilita dalla normativa, attualmente è prevista in 65.000€
  • Non devi avere spese per lavoratori dipendenti e assimilati superiori ai 20.000€ lordi
  • Non devi essere socio di società di persone, con alcune eccezioni previste per chi è socio di Srl e ne detiene il controllo
  • Non devi risiedere all’estero, fa eccezione se risiedi in un Paese dell’UE e produci almeno il 75% del tuo reddito complessivo in Italia
  • Non devi svolgere attività soggette a regimi speciali 
  • Non devi fatturare prevalentemente per il tuo ex datore di lavoro

Se non rispetti anche solo uno dei requisiti sopra indicati non puoi applicare il regime forfettario.

Puoi usufruire dell’imposta sostitutiva ridotta al 5% se inizi una nuova attività che non è legata al tuo precedente lavoro (se esistente) e se negli ultimi tre anni non sei già stato titolare di partita IVA.

I principali vantaggi del regime forfettario sono quindi:

  • la tassazione inferiore rispetto al regime ordinario
  • si pagano le tasse solo su quanto hai effettivamente incassato
  • non devi applicare l’Iva sulle fatture

In base a quanto ti ho indicato sui due regimi puoi quindi scegliere quello che è più conveniente per la tua attività. Sicuramente il regime forfettario se devi iniziare l’attività presenta dei vantaggi sia a livello fiscale e contributivo sia a livello competitivo.

Passo 3: i contributi

Una volta stabilito il codice Ateco, potrai verificare la cassa previdenziale alla quale dovrai fare riferimento per versare i tuoi contributi.

Le percentuali che citeremo, riguardanti la contribuzione INPS, sia gestione separata che artigiani e commercianti, vengono aggiornate annualmente dall’Ente.

Anche le casse previdenziali dedicate possono prevedere delle agevolazioni in base all’età o alla nuova iscrizione è quindi necessario verificare direttamente con la cassa dedicata a quali agevolazioni hai diritto.

Aprire Partita Iva: contributi per liberi professionisti

Se sei un professionista e non hai una cassa dedicata (Cipag per i geometri, Cassa Forense per gli avvocati, Inarcassa per architetti e ingegneri, ecc.…) dovrai versare i tuoi contributi alla gestione separata INPS.

Le casse previdenziali dedicate applicano regole precise che stabiliscono come calcolare e versare i contributi. Alcune prevedono il pagamento di una quota fissa annuale a cui aggiungere un importo integrativo calcolato sui tuoi ricavi.

La gestione separata INPS, invece, prevede che i contributi previdenziali vengano calcolati applicando una percentuale sui tuoi ricavi, la percentuale è di circa il 26,23%, tale aliquota cambia ogni anno. La Gestione Separata non prevede il versamento di fissi annui.

Aprire Partita Iva: contributi per Artigiani e Commercianti

Se, invece, la tua attività viene iscritta i Camera di Commercio dovrai versare i contributi alla gestione commercianti o alla gestione artigiani Inps. A differenza della gestione separata è necessario versare una quota fissa di contributi pari a 4.000€ circa (da pagare in 4 rate trimestrali) indipendentemente dal fatto che tu abbia dei ricavi o meno.

I contributi fissi vengono versati su un reddito pari a 16.000€ circa. Se il tuo reddito supera questo importo, sulla parte di reddito eccedente ai 16.000 euro, in fase di dichiarazione dei redditi dovrai pagare dei contributi percentuali pari al 24.5% circa.

Attenzione però, se hai optato per il regime forfettario e sei iscritto alla gestione artigiani e commercianti, hai la possibilità di chiedere la riduzione del 35% dell’INPS che ti permette di pagare in maniera ridotta i contributi fissi e quelli che eccedono il minimale di reddito. Leggi nostro articolo per l’approfondimento.

Aprire Partita Iva: contributi per chi è anche dipendente

Inoltre, se sei dipendente puoi avere delle agevolazioni sia se devi i contributi alla gestione separata, sia per quelli che versi alla gestione artigiani o commercianti.

Per i contributi da versare alla gestione separata INPS, infatti, se sei dipendente o pensionato hai diritto a pagare i contributi con un’aliquota agevolata pari al 24%.

Mentre, se sei iscritto alla gestione artigiani e commercianti e sei dipendente a tempo pieno, puoi richiedere la totale esenzione del pagamento dei contributi INPS, in quanto tali contributi ti vengono versati già dal tuo datore di lavoro. Leggi il nostro articolo di approfondimento.

Scopri di più: Partita Iva se sei anche dipendente.

Passo 4: la denominazione

Tutte le ditte individuali possono inserire un nome di fantasia ma è necessario farlo sempre seguire da “di Cognome più Nome” tutto per esteso.

Le istruzioni ministeriali, infatti, non prevedono l’abbreviazione del nome e/o del cognome e riportano che eventuali nomi secondari debbano essere riportati per esteso. La tua denominazione, infatti, può essere formata semplicemente dal tuo Cognome seguito dal Nome oppure puoi inserire un nome di fantasia ad esempio “XY di Rossi Mario”.

Passo 5: luogo di esercizio dell’attività

Quando devi iniziare l’attività è necessario anche stabilire il luogo in cui essa verrà svolta.

Se per svolgere la tua attività non necessiti di un ufficio/negozio/ laboratorio, nel luogo di svolgimento dell’attività viene indicato il proprio domicilio fiscale che corrisponde alla residenza, la stessa cosa anche se la tua attività viene svolta direttamente presso i clienti.

Invece, se hai un negozio fisico o uno studio/laboratorio come luogo di esercizio dell’attività è necessario inserire quell’indirizzo come sede. Se la tua attività prevede, ad esempio, più punti vendita devi quindi indicare che è presente anche un’altra unità locale (UL) dove svolgi la tua attività oltre che presso la sede.

Ma che cos’è l’unità locale? L’unità locale è il luogo in cui viene svolta l’attività che è diverso dalla sede legale, può essere il laboratorio, il magazzino, l’ufficio, il negozio del titolare.

Passo 6: abilitazione al Vies

Se la tua attività prevede che tu debba effettuare operazioni intracomunitarie è necessario iscriverti al Vies.

L’iscrizione è possibile farla in fase di apertura della partita IVA oppure potrà essere effettuata in qualsiasi momento successivo ma prima di effettuare l’operazione intracomunitaria. L’iscrizione non comporta il pagamento di bolli e/o diritti.

Passo 7: costi annuali

I costi della Partita Iva, variano in base all’inquadramento della propria attività.

Se sei un professionista, l’apertura della partita IVA è gratuita se la fai in autonomia sul sito dell’Agenzia delle Entrate, se invece ti avvali di un Professionista, dovrai pagarne la prestazione.

Scopri ora il nostro servizio: aprire Partita Iva come Professionista

Se ti iscrivi in Camera di Commercio, quando presenti la pratica è necessario pagare dei bolli, dei diritti di segreteria ed il diritto annuale. Puoi inviare la pratica in autonomia, direttamente sul sito della tua Camera di Commercio.

Scopri ora il nostro servizio: aprire Partita Iva Artigiani e Commercianti

Se invece ti avvali del servizio di un professionista, oltre ai costi sopra indicati, dovrai pagare il suo servizio. I bolli e diritti di segreteria si aggirano intorno ai 50€ e devi sostenerli solo in fase di apertura mentre il diritto annuale, pari a circa 53€, dovrai pagarlo tutti gli anni.

Se l’apertura della tua partita IVA richiede anche l’invio di una Scia Comunale o di autorizzazioni sanitarie, dovrai tener conto anche dei diritti chiesti direttamente dal Comune e/o dall’Ente che rilascia l’autorizzazione sanitaria.

Scopri ora il nostro servizio: apertura SCIA Comune

Concludendo una volta analizzati questi passi, prima di aprire la partita Iva devi decidere se farlo in autonomia o affidarti ad un Professionista.

Aprire Partita Iva: conto corrente e F24

Ti evidenzio che per il titolare di partita IVA al momento non è previsto l’obbligo di avere un conto corrente intestato all’attività. E’ però consigliato avere un conto corrente intestato al solo titolare della partita Iva e dedicato all’attività sul quale transitano tutte le entrate e uscite riferita all’attività stessa.

Inoltre, tutti i titolari di partita Iva sono obbligati a pagare i modelli F24 on line sul sito della propria banca oppure tramite i canali messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Ma a cosa serve il modello F24?

Il modello F24 è un modello che viene utilizzato da tutti i contribuenti (sia chi è in possesso di partita IVA sia chi non lo è) per effettuare il pagamento delle tasse, imposte, contributi, Imu, Iva, ecc..

I versamenti dei modelli F24 posso quindi essere effettuati direttamente dal titolare di partita IVA tramite la banca oppure sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure tramite un intermediario abilitato, l’importante che il modello F24 venga pagato entro il giorno della scadenza con modalità telematica.

Per effettuare il pagamento tramite l’Agenzia delle Entrate è necessario entrare nell’area riservata con le proprie credenziali oppure con lo SPID.

Nel caso in cui il modello F24 contenga una compensazione (cioè all’interno del modello sono indicati importi sia nella colonna “crediti”, sia nella colonna “debiti”) il titolare di partita IVA è obbligato a pagare il modello F24 tramite i canali dell’Agenzia delle Entrate.
Può succedere che a volte il modello F24 riporti importi a debito e a credito con un saldo finale pari a zero, in questo caso è necessario comunque effettuare il “pagamento” tramite il canale dell’Agenzia delle Entrate.

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