Partita Iva forfettaria

Partita Iva forfettaria

Quando intraprendi un’attività autonoma, diventa indispensabile capire quanto ti costa aprire Partita Iva forfettaria. Per capire i costi e tutti gli adempimenti che dovrai rispettare, è importante capire la corretta impostazione della tua attività.

In questo articolo dettaglieremo tutti i fattori principali che ti consigliamo di analizzare prima di procedere con l’apertura della Partita Iva.

Quando è obbligatorio aprire Partita Iva?

Un’attività autonoma, può essere svolta anche senza l’apertura della Partita Iva.

Puoi svolgere la tua attività senza l’apertura della Partita Iva se tale attività è occasionale e sporadica. Invece, nel momento in cui l’attività diventa abituale e continuativa nel tempo, è obbligatorio aprire la Partita Iva.

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La normativa non fornisce dei parametri oggettivi e concreti per individuare il momento esatto nel quale l’attività cessa di essere occasionale e diventa abituale, devi pertanto analizzare la tua specifica situazione.

Sicuramente, se vuoi rendere l’attività autonoma la tua attività principale iniziando a sponsorizzarla e a dedicarci tempo quotidianamente, la strada più corretta è quella dell’apertura della Partita Iva.

Come inquadrare correttamente la tua attività?

Una volta che hai deciso che è arrivato il momento di aprire la Partita Iva per la tua attività, è anche il momento di effettuare un altro passaggio: capire il corretto inquadramento della tua attività.

La prima cosa da capire è la classificazione dell’attività da te svolta. Entra così in gioco il famoso Codice Ateco.

Scegliere il Codice Ateco per Partita Iva forfettaria

Se provi un attimo a pensare alla quantità di attività che si possono svolgere in forma autonoma, ti sarà subito più chiaro del perché è necessaria una codifica ufficiale per la classificazione della tua attività. Per permettere una classificazione ufficiale delle attività svolte, la normativa ha introdotto i Codici Ateco, ovvero dei codici alfa-numerici che permettono di catalogare le attività svolte.

Al contrario di quel che si pensa, il Codice Ateco sei tu a doverlo scegliere, non sono gli enti a fornirlo. Per scegliere il corretto Codice Ateco per l’attività da te svolta, ti consiglio di collegarti all’archivio Ateco dell’Istat e inserire nell’apposito campo la descrizione della tua attività. Effettuando tale ricerca con diverse parole chiave della tua attività, potrai capire il Codice Ateco più corretto per l’attività da te svolta.

E’ possibile che tu svolga più di un’attività: in questo caso puoi aprire la Partita Iva con molteplici Codici Ateco. In tal caso, dovrai sempre selezionare un Codice Ateco principale e poi quelli delle attività secondarie.

E’ molto importante individuare il Codice Ateco corretto in quanto tale scelta avrà anche influenza a livello fiscale. Infatti, come vedremo nei prossimi paragrafi:

  • se applichi il Regime forfettario: il Codice Ateco delineerà il tuo coefficiente di redditività, ovvero il calcolo del tuo reddito imponibile
  • se applichi il Regime ordinario: il Codice Ateco delineerà gli indici ISA che dovrai rispettare (ex studi di settore)

In sintesi: scegli correttamente il tuo Codice Ateco. E’ importante scegliere l’Ateco partendo dall’attività effettivamente svolta e non sceglierlo in funzione dei vantaggi fiscali ad esso associati.

Libero professionista o iscrizione in Camera di Commercio?

Adesso che hai scelto il Codice Ateco per la tua attività è ora di fare un altro passaggio cruciale: capire se la tua attività si può classificare come professionale o se deve essere iscritta in Camera di Commercio.

Classificarsi come professionisti o come artigiani/commercianti comporta importanti differenze sia per quanto riguarda l’iter di apertura dell’attività e sia in termini contributivi, come vedremo nell’apposito prossimo paragrafo.

Infatti se la tua attività è di tipo professionale per iniziare la tua attività, ti basterà aprire la Partita Iva compilando ed inviando telematicamente il Modello AA9 12 all’Agenzia delle Entrate. Invece, se la tua attività è commerciale o artigianale, dovrai anche iscriverti in Camera di Commercio con apposita pratica da presentare attraverso ComunicaStarweb.

Attività Professionale

Puoi classificarti semplicemente come un professionista con l’iscrizione solo all’Agenzia delle Entrate se la tua attività è principalmente di tipo intellettuale. Ad esempio se sei un consulente, un formatore oppure un Professionista iscritto ad un Albo come un Geometra, un ingegnere, un architetto, ecc.

Se, invece, la tua attività consiste nella vendita o nella prestazione di servizi oppure nella creazione di prodotti, dovrai classificarti come commerciante o artigiano e, quindi, iscriverti in Camera di Commercio.

L’impatto che classificarsi come professionista o iscriversi in Camera di Commercio ha sull’ammontare dei contributi che dovrai versare, lo vedremo nel prossimo apposito paragrafo.

Il Regime fiscale: Partita Iva forfettaria

Abbiamo già fatto molto! Adesso hai chiaro il tuo Codice Ateco e se puoi classificarti come professionista o come Artigiano/commerciante. E’ ora di fare un ulteriore gradino e capire che cos’è il Regime fiscale.

In linea generale, è importante avere chiaro che quando apri un’attività individuale, i principali “costi” che dovrai sostenere, sono due:

  • i contributi: abbiamo visto che il loro ammontare dipende dalla classificazione della tua attività come professionale o come Artigianale/commerciale
  • le imposte: esse dipendono dal Regime fiscale applicato

E’ proprio per questo che è importante capire quale Regime fiscale applicare alla tua attività.

La scelta del Regime fiscale è importante farla prima di aprire la Partita Iva per due principali motivi:

  • avere ben chiari sia la modalità di determinazione del reddito imponibile sia quali e quante imposte dovrai pagare
  • indicare nei moduli di apertura della Partita Iva il Regime fiscale che vuoi applicare. Tale passaggio non è vincolante, infatti anche se non opti per l’applicazione del forfettario nella pratica di apertura, potrai comunque applicarlo ma potresti essere sanzionato per la mancata indicazione di tale opzione in fase di apertura.

Che cos’è il Regime forfettario

Il Regime forfettario è il Regime agevolato presente in Italia. Ad oggi, in Italia quando apri la tua attività autonoma con Partita Iva individuale (a meno che tu non svolga attività particolari per le quali è richiesta l’applicazione di un Regime speciale, ad esempio per vendita dei beni usati, oggetti d’arte, ecc.) puoi adottare due differenti Regimi fiscali:

  • il Regime forfettario che, come indicato, è un Regime agevolato, ovvero permette di gestire la propria attività con agevolazioni sia burocratiche che fiscali. Vedremo meglio questi aspetti nei prossimi paragrafi. Per applicare il Regime forfettario devi però rispettare alcune specifiche condizioni
  • Il Regime ordinario con tenuta della contabilità nei modi semplificati (per questo viene chiamato anche Regime semplificato) che viene solitamente applicato quando non si hanno le condizioni per applicare il forfettario o semplicemente quando non si ritiene quest’ultimo conveniente per la propria fattispecie.

Come indicato, per applicare il Regime forfettario, devi rispettare precise condizioni che, per semplicità, suddividiamo in due gruppi:

  • i requisiti d’accesso: quelli che devi rispettare per adottare tale Regime
  • le cause di esclusione: ovvero delle casistiche che comportano l’esclusione dal Regime forfettario

Chiariamo subito che il Regime forfettario non prevede alcun limite di età.

Requisiti di accesso del Regime forfettario

Attenzione: per semplicità e per rendere più concreti gli esempi, ipotizzeremo che sia in corso l’anno 2023 e che tu voglia applicare il Regime forfettario proprio per il 2023.

Per applicare il Regime forfettario nel 2023, sia se apri una nuova Partita Iva, sia se vuoi effettuare il passaggio da un altro Regime fiscale, devi rispettare le seguenti condizioni:

  • nell’anno precedente (seguendo il nostro esempio nel 2022) non devi avere conseguito ricavi o compensi superiori a 85.000 euro (nuovo limite in vigore dal 2023). Se hai aperto nel corso del 2022, tale limite deve essere riproporzionato in base ai giorni di attività del 2022. Se non hai mai aperto la Partita Iva prima, rispetti quindi questa condizione
  • nell’anno precedente (seguendo il nostro esempio nel 2022) non devi avere sostenuto spese per personale dipendente superiori a 20.000 euro
  • nell’anno precedente (seguendo il nostro esempio nel 2022) non devi avere sostenuto più di 5.000 euro per costi di beni strumentali

Le cause di esclusione per la Partita Iva forfettaria

Attenzione: tutte le condizioni per l’applicazione del forfettario, devono sempre essere rispettate, non basta che lo siano solo il primo anno di applicazione!

Non puoi applicare il Regime forfettario:

  • se svolgi attività particolari che prevedano l’applicazione di Regimi speciali Iva. Ad esempio la vendita di beni usati, editoria cartacea, ecc.
  • se risiedi al di fuori dell’Italia, ad eccezione di coloro che hanno residenza in un altro stato dell’Unione Europea e che producano almeno il 75% del reddito complessivo in Italia.
  • se effettui solo o in prevalenza cessione di fabbricati
  • se partecipi a società di persone o ad associazioni professionali
  • se controlli una Srl e con la Partita Iva individuale fatturi a tale società per attività economica riconducibile
  • se nell’anno precedente (seguendo il nostro esempio nel 2022) hai percepito reddito di lavoro dipendente superiore ai 30.000 euro e tale rapporto di lavoro non è cessato entro il 31/12 di tale anno (sempre 2022 nel nostro esempio, per applicare il forfettario nel 2023)

Se durante un anno ricadi in una delle cause di esclusione appena descritte o se superi uno dei limiti previsti, il Regime forfettario cesserà la sua applicazione a partire dall’anno successivo. E’ prevista una modifica normativa a partire dal 2023 nel momento in cui si supererà il limite dei ricavi conseguendone oltre 100.000 euro.

I costi della Partita Iva forfettaria

Come abbiamo detto in precedenza, quando apri una Partita Iva, sei soggetto ad imposte e contributi. Ora che hai capito se puoi o meno applicare il Regime forfettario, è arrivato il momento di capire quali sono gli esatti costi di tale Regime.

Irpef e Imposta sostitutiva

Raramente avrai sentito parlare dell’imposta sostitutiva ma sarai sicuramente più abituato a sentire parlare dell’Irpef a scaglioni. E’ normale, non preoccuparti! Infatti, l’imposta sostitutiva è un’imposta che riguarda unicamente il Regime forfettario e funziona differentemente dall’Irpef.

Per capirci meglio, l’Irpef è un’imposta che ha differenti aliquote, in base al reddito che produci in un anno. Tali intervalli di reddito si chiamano scaglioni e per ognuno di essi è prevista un’aliquota. Nel 2022, gli scaglioni e le rispettive aliquote sono le seguenti:

  • fino a euro 15.000,00: aliquota del 23%
  • oltre euro 15.000,00 e fino a euro 28.000,00: aliquota del 27%
  • oltre euro 28.000,00 e fino a euro 55.000,00: aliquota del 38%
  • oltre euro 55.000,00 e fino a euro 75.000,00: aliquota del 41%

Quindi l’Irpef, prevede aliquote dal 23% fino al 41%, è quindi considerata un’imposta progressiva perché al crescere del reddito, cresce anche l’aliquota impositiva.

Ecco, ora che hai capito a grandi linee il funzionamento dell’Irpef, dimenticalo! Esatto, perché nel Regime forfettario non viene applicata l’Irpef ma l’imposta sostitutiva.

L’imposta sostitutiva ha come aliquota il 15% e non ha scaglioni, vale per tutto il reddito prodotto se si applica il Regime forfettario. In alcuni casi, avrai sentito parlare anche dell’imposta sostitutiva al 5%. L’imposta sostitutiva al 5% puoi applicarla per i primi 5 anni di attività solo se:

  • svolgi un’attività per te nuova e che non hai mai svolto in precedenza
  • se negli ultimi 3 anni non hai avuto altre Partite Iva
  • nel caso in cui tu continui un’attività svolta prima da altre persone, devi assicurarti che la stessa rispettasse i requisiti del forfettario

Contributi

Come abbiamo già accennato, i contributi dovuti non dipendono propriamente dal Regime fiscale ma dipendono dalla tipologia di attività svolta. Ecco uno schema riepilogativo

Professionisti iscritti solo all’Agenzia delle Entrate (quindi senza iscrizione in Camera di Commercio)

In questo caso, i contributi sono dovuti:

  • se svolgi un’attività con iscrizione ad un Albo (geometri, architetti, ingegneri, psicologi, ecc.), avrai una cassa dedicata alla tua professione. Puoi reperire informazioni sui costi, le aliquote, ed eventuali agevolazioni direttamente presso il sito della stessa. Ogni cassa ha le sue regole.
  • se, invece, svolgi un’attività che non prevede alcuna cassa specifica, dovrai iscriverti alla Gestione Separata Inps. Tale Gestione prevede il versamento dei contributi con aliquota di circa il 26,23%. La Gestione Separata è spesso molto ambita perchè non prevede alcun costo fisso annuale, quindi se non incassi nulla, non paghi alcun contributo. I contributi alla Gestione Separata si versano alle scadenze della Dichiarazione dei Redditi, quindi al 30 giugno il saldo + il 1° acconto e il 30 novembre il 2° acconto. Dettaglieremo al meglio le scadenze nel prossimo apposito paragrafo

Artigiani e Commercianti, quindi coloro iscritti alla Camera di Commercio

In questo caso, i contributi devi versarli alla Gestione Artigiani o alla Gestione Commercianti Inps. Le regole delle due Gestioni sono quasi identiche, cambiano solo di poco le percentuali, quindi le riassumiamo in un unico schema.

Prima di esporti aliquote e importi dei contributi per la Gestione Artigiani e Commercianti Inps, è necessario chiarire alcuni termini.

Ogni anno viene stabilito dall’Inps con apposita circolare:

  • l’ammontare dei contributi fissi: un importo che deve essere versato ogni anno, anche in assenza di incassi
  • l’ammontare del reddito minimale: l’ammontare di reddito la cui contribuzione è coperta  dai contributi fissi che versi
  • le aliquote per il calcolo dei contributi eccedenti il minimale: le aliquote da applicare nel momento in cui il tuo reddito supera quello minimale

Sintetizzando e aggiungendo i numeri, ritroviamo che i contributi dovuti alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps sono i seguenti:

  • contributi fissi: circa € 4.000, che coprono la contribuzione sul reddito minimale di circa € 16.243
  • contributi in percentuale: se il tuo reddito supera € 16.243, sulla parte eccedente tale importo, dovrai versare un ulteriore 24% di contribuzione.

Se applichi il Regime forfettario e ti iscrivi alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps, puoi richiedere la riduzione del 35% dei contributi.

Non preoccuparti, di seguito troverai esempi concreti così che tu possa capire al meglio l’argomento!

Coefficiente di redditività

Per chiarire i principali aspetti del Regime forfettario, manca ancora un ultimo elemento: il coefficiente di redditività. 

Oltre l’applicazione dell’imposta sostitutiva al posto che l’Irpef, un altro importante elemento distintivo del Regime forfettario rispetto al Regime ordinario, è la modalità con la quale si determina il reddito soggetto ad imposte e contributi.

Nel Regime ordinario, il reddito a cui poi applicare imposte e contributi si ottiene semplicemente sottraendo i costi ai ricavi conseguiti. Nel Regime forfettario, invece, il reddito imponibile viene calcolato applicando il coefficiente di redditività agli incassi avuti nell’anno. Il coefficiente di redditività non è altro che una percentuale che varia a seconda del Codice Ateco che utilizzi per la tua Partita Iva.

Ecco una tavella riepilogativa dei coefficienti di redditività in base ai Codici Ateco:

Descrizione attività Codici ATECO Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande (10-11) 40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio 45- (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82-47.89 54%
Costruzioni e attività immobiliari (41-42-43) – (68) 86%
Intermediari del commercio 46.1 62%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55-56) 40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64-65-66) – (69-70-71-72-73-74-75) – (85) – (86-87-88) 78%
Altre attività economiche (01-02-03) – (05-06-07-08-09) – (12-13-14-15-16-17-18-19-20-22-22-23-24-25-26-27-28-29-30-31-32-33) – (35) – (36-37-38-39) – (58-59-60-61-62-63) – (77-78-79-80-81-82) – (84) – (90-91-92-93) (94-95-96) – (97-98) – (99) 67%

Ottimo, ora abbiamo tutti gli elementi per poter fare un esempio concreto dei costi della Partita Iva forfettaria!

Esempio costi Partita Iva forfettaria

Facciamo ora degli esempi che possano aiutarti a capire al meglio come si calcolano imposte e contributi dovuti nel Regime forfettario!

Esempio numero 1

  • anno: 2023
  • codice Ateco: 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • coefficiente di redditività: 78%
  • incassi 2023: € 15.000

Reddito lordo: € 11.700 (15.000 x 78%)

Dal reddito lordo così calcolato, si possono sottrarre i contributi obbligatori versati nel 2023. Per semplicità, supponiamo che il soggetto dell’esempio non ne abbia versati. Attenzione: i contributi obbligatori deducibili sono quelli pagati nel 2023, non calcolati per il 2023. Vale quindi il principio di cassa.

Contributi obbligatori versati nel 2023: € 0

Reddito netto: € 11.700 (11.700 – 0)

Imposta sostitutiva:

  • se al 5%: € 585 (11.700 x 5%)
  • se al 15%: € 1.755 (11.700 x 15%)

Contributi:

  • se in Gestione Separata: € 3.068,91 (11.700 x 26,23%)
  • se Artigiano o Commerciante € 4.000:
    • Contributi fissi: € 4.000 (che coprono fino al reddito minimale di 16.243)
    • contributi in percentuale: € 0 dato che il reddito di 11.700 non supera quello minimale

Esempio numero 2

  • anno: 2023
  • codice Ateco: 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • coefficiente di redditività: 78%
  • incassi 2023: € 50.000

Reddito lordo: € 39.000 (50.000 x 78%)

Dal reddito lordo così calcolato, si possono sottrarre i contributi obbligatori versati nel 2023. Per semplicità, supponiamo che il soggetto dell’esempio non ne abbia versati. Attenzione: i contributi obbligatori deducibili sono quelli pagati nel 2023, non calcolati per il 2023. Vale quindi il principio di cassa.

Contributi obbligatori versati nel 2023: € 0

Reddito netto: € 39.000 (39.000 – 0)

Imposta sostitutiva:

  • se al 5%: € 1.950 (39.000 x 5%)
  • se al 15%: € 5.850 (39.000 x 15%)

Contributi:

  • se in Gestione Separata: € 10.229,70 (39.000 x 26,23%)
  • se Artigiano o Commerciante € 9.461,68:
    • Contributi fissi: € 4.000 (che coprono fino al reddito minimale di 16.243)
    • contributi in percentuale: € 5.461,68 (39.000 – 16.243 = 22.757, questo è il reddito eccedente il minimale al quale si applica il 24%, quindi 22.757 x 24%)

Esempio numero 3

  • anno: 2023
  • codice Ateco: 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • coefficiente di redditività: 40%
  • incassi 2023: € 43.000
  • contributi versati dal 01/01/2023 al 31/12/2023: € 3.500

Reddito lordo: € 17.200 (43.000 x 40%)

Contributi obbligatori versati nel 2023: 3.500

Reddito netto: € 13.700 (17.200 – 3.500)

Imposta sostitutiva (si calcola sul reddito netto!):

  • se al 5%: € 685 (13.700 x 5%)
  • se al 15%: € 2.055 (13.700 x 15%)

Contributi (si calcolano sul reddito lordo!):

  • se in Gestione Separata: € 4.511,56 (17.200 x 26,23%)
  • se Artigiano o Commerciante € 4.229,68:
    • Contributi fissi: € 4.000 (che coprono fino al reddito minimale di 16.243)
    • contributi in percentuale: € 229,68 (17.200 – 16.243 = 957 , questo è il reddito eccedente il minimale al quale si applica il 24%, quindi 957 x 24%)

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